Partito di Alternativa Comunista

Call Center Abramo Oltre il danno anche la beffa

Call Center Abramo

Oltre il danno anche la beffa!

Intervistiamo Ennio lavoratore Abramo di Cosenza

 

 

 

a cura di Daniele Cofani

(operaio Alitalia)

 

 

In data 30 ottobre Abramo Customer Care ha presentato, presso il tribunale di Roma, istanza di concordato preventivo ponendo in una situazione di estrema preoccupazione e ulteriore precarietà circa 3000 lavoratori presenti nella sola regione Calabria, di cui la gran parte occupati nelle province di Crotone (1000) e Cosenza (500). Ne parliamo con Ennio, lavoratore Abramo e attivista dei Lavoratori in lotta Abramo Cosenza.

 

Prima di tutto grazie Ennio per la tua disponibilità in un momento di intensa attività e preoccupazione che state vivendo in questi giorni. Per prima cosa ci potresti raccontare come si è arrivati al concordato preventivo e a cosa aspira Abramo con questo passaggio che ci riporta alle solite note prassi, funzionali a privatizzare i debiti e socializzare le perdite, dove i primi a pagarne le spese sono i lavoratori?

Grazie a voi per la vicinanza ed il sostegno alla nostra lotta.
La situazione è precipitata da marzo 2019, con l’inizio dell’apertura del Fis (Fondo d’integrazione salariale) nei confronti dei colleghi che lavorano la commessa Tim, giustificata, secondo l'azienda, da una riduzione del traffico del committente telefonico.
Nella seconda parte dello stesso anno iniziano a circolare voci di possibili cessioni di rami d'azienda o dell'intera struttura. Voci confermate da alcuni sopralluoghi eseguiti nella nostra sede di Cosenza da parte di rappresentanti di altre aziende operanti nel nostro settore. Sempre in questo periodo, dopo la stagione estiva, iniziano i problemi di natura economica. Molti lavoratori lamentano la mancata erogazione in busta paga degli assegni familiari, prestazione questa assicurata dall’Inps a tutte le aziende. Successivamente subiamo lo spostamento della data di valuta dell’accredito degli stipendi dal 15 al 25 di ogni mese per problemi di liquidità denunciati dall'azienda, con conseguenti problemi sulle scadenze dei vari impegni finanziari presi da tutti noi per coprire prestiti, mutui e altro.
Con l'inizio della pandemia, il governo, per venire incontro alle aziende in crisi, permette di utilizzare il Fis - Covid, per ulteriori 9 settimane. Da noi questo strumento sarà abusato e utilizzato anche come ricatto nei confronti di gruppi di lavoratori che hanno registrato un dato basso a livello di produttività imputabile ad altri motivi, o per esempio utilizzato in commesse in cui problemi di traffico da gestire e di produttività non erano presenti; addirittura in queste ultime le risorse a tempo indeterminato venivano messe in Fis rimpiazzate da lavoratori stagisti!
In tutti questi mesi il comun denominatore è rappresentato dal completo mutismo in cui Abramo si chiude: mai un incontro, mai una comunicazione sullo stato in cui versa l'azienda e mai, durante il periodo coronavirus, una videoconferenza per renderci partecipi e capire le sue reali intenzioni. Comportamento questo che fa capire la totale mancanza di rispetto nei nostri confronti!
Si arriva quindi a toccare il fondo, esattamente il giorno 30 ottobre scorso, data che segnerà il nostro destino. L'azienda presenta ufficialmente una richiesta di concordato preventivo con continuità aziendale presso il tribunale di Roma, città dove è presente la sua sede legale.
Questo passo destabilizza ulteriormente l'ambiente, già scosso dalle varie vicissitudini che si sono registrate nei mesi addietro, provocando sentimenti di rabbia e ansia per tutto quello che subiremo in futuro.
La prima conseguenza di tutto ciò la pagheremo subito sulla nostra pelle con il mancato pagamento del 30% dello stipendio di settembre, l’intero mese di ottobre e 10 ratei della tredicesima che immediatamente vengono congelati.
Negli ultimi giorni è comparso un messaggio aziendale, che ci avvisa che dovremmo riuscire ad intascare le spettanze del mese di novembre in 2 tranches, metà alla data del 20 novembre e la seconda metà il 7 dicembre. Vedremo!
Oltre questo viene sottolineata, contestualmente, la volontà di cedere l'attività in toto oppure in rami d'azienda, aprendo diversi scenari su eventuali trattative che si prospetteranno.

 

Come Alternativa comunista, ci siamo spesso occupati delle problematiche dei call center sostenendo diverse lotte sulle pagine del nostro giornale e del sito. Abbiamo affiancato nei presìdi le lavoratrici e i lavoratori da Transcom ad Almaviva in lotte contraddistinte da ricatti, controllo esasperato della produttività, precarietà e sfruttamento. Com’è la situazione in Abramo in un territorio già di per sé difficile come il sud Italia?

Per quanto riguarda lo sfruttamento e la precarietà, nella nostra regione, la Calabria, questa è una pratica ormai consolidata da tempo.
Gli imprenditori approfittano della percentuale altissima di disoccupazione presente sul nostro territorio per lucrare sempre di più, con la connivenza della politica locale che, anziché tutelare gli interessi della collettività, preserva i profitti dei padroni.
el caso nostro, Abramo è riuscita a diventare un'azienda leader nel settore call center in outsourcing, non certo per la lungimiranza della proprietà o dei suoi manager e dirigenti, ma grazie a noi lavoratori che con sacrificio e sudore abbiamo reso tale azienda un fiore all'occhiello per tutta la regione.
La nostra azienda ha utilizzato diverse forme contrattuali che incentivano il precariato, dai co.co.pro. ai contratti a tempo determinato fino ad arrivare allo stage, che le hanno permesso di risparmiare parecchi quattrini sulle spalle di persone che speravano di potersi giocare una chance per un futuro lavorativo, che permettesse loro di vivere dignitosamente.
Con l'entrata in vigore del pur insufficiente Decreto dignità, con la conseguente stretta sui contratti a termine, un'azienda come la nostra ha subìto un duro colpo, visto che attingeva con rigorosa puntualità e caparbietà da queste forme di rendita.
Un'azienda impreparata ed incompetente che non ha saputo rigenerarsi con investimenti mirati ad un consolidamento della propria posizione sul mercato, e soprattutto che nel momento di crisi non ha voluto reinvestire i capitali e gli utili degli esercizi precedenti affinché si potesse garantire la continuità del lavoro a tutti noi!
Ha preferito invece scegliere la strada più corta e meno insidiosa dal loro punto di vista, scaricando la crisi e le conseguenze nefaste di questa scelta sulle nostre vite e sul nostro futuro!

 

La situazione di pandemia ha fatto emergere anche tante contraddizioni all’interno del mondo dei call center, tra cui la salubrità degli ambienti e la tutela della salute, da sempre subordinati ai profitti delle aziende del settore come anche delle committenti. Come state vivendo la questione sicurezza in azienda anche alla luce dello smart working?

La situazione igienico-sanitaria è stata marcata da approssimazione organizzativa e poca attenzione rivolta ai lavoratori. Nel dettaglio sintetizzo:
- misurazione della temperatura all'ingresso in azienda da effettuare in modo autonomo con termo scanner da maneggiare e non automatico;

- pulizia della postazione di lavoro a carico del singolo lavoratore senza ausilio di alcun personale addetto, ma almeno i prodotti sono stati forniti dall'azienda;

- mancata sanificazione dell'impianto di condizionamento dell'aria e dei luoghi di lavoro in generale.

Unica nota positiva il distanziamento tra colleghi di almeno un metro, garantito questo dal fatto che la maggior parte dei lavoratori sono in smart working e quindi il numero dei presenti è enormemente ridotto!

Per quanto riguarda il lavoro agile da casa, tranne nella sua fase iniziale, non ha prodotto ulteriori problemi a livello tecnico sui sistemi aziendali.
Invece sull'aspetto psicologico è cambiata proprio l'impostazione del lavoro, nel senso che venendo a mancare lo scambio di idee e di impressioni in tempo reale con colleghi e team leader, si lavora tramite l'utilizzo asfissiante del telefono cellulare con chiamate o messaggi in chat che alla lunga stancano.
Oltre questo andiamo a sommare la didattica a distanza dei figli e le mansioni ordinarie che si eseguono in casa, sembra di non staccare mai e si arriva la sera distrutti come se avessimo lavorato 10/12 ore!
Ovvio che in questa fase ancora acuta della pandemia, senza nessun investimento specifico, è difficile ottenere di meglio, e questa alternativa nel modo di lavorare ci può anche stare, ma i risvolti negativi ci sono pure ed alla lunga si fanno sentire.

 

Il 14 novembre c’è stata una prima iniziativa di lotta contro le pretese di Abramo, organizzata dal sindacalismo di base a Cosenza, per ribadire che diritti e salario non sono in vendita. Che ruolo stanno svolgendo le direzioni dei sindacati confederali in questa fase in cui servirebbe un’ampia ed unitaria iniziativa di lotta?

Diritti e salario non sono in vendita! Questo lo slogan che i colleghi Cobas hanno voluto utilizzare per sintetizzare l'attuale momento che stiamo vivendo e penso sia calzante inquadrandolo anche nel periodo storico attuale.
Sabato 14 novembre molti di noi lavoratori della sede Abramo di Montalto Uffugo – Cosenza, grazie all'iniziativa dei Cobas, ci siamo ritrovati in piazza XI Settembre in città, per far sentire la nostra voce e dare spiegazioni all’esterno in merito alla vertenza che ci ha assaliti in così breve tempo.
Si è scelto di scendere in piazza nonostante un momento critico come questo, in una città di una regione dichiarata zona rossa dal governo, nel tentativo di dare maggiore risalto ed impulso alla lotta che stiamo portando avanti.
Decisione presa in modo del tutto spontaneo e dettata da una viscerale voglia di urlare al mondo che la nostra professionalità ed in modo particolare la nostra dignità di lavoratori non deve essere svenduta o ricattata da nessuno!
Per quanto riguarda i sindacati confederali, in tutti questi due anni di crisi, si sono impegnati solo a scrivere semplici comunicati, sottolineando che la strada del dialogo era quella giusta da percorrere.
Alle nostre richieste di mobilitare la situazione con manifestazioni e scioperi, anche prima del Covid, veniva data puntualmente risposta negativa, asserendo che non era il momento opportuno! Ora penso che il momento di agire sia arrivato e ci ha travolti in pieno con forza e determinazione, ma purtroppo neppure adesso sembra per loro quello giusto!
Evidentemente preferiscono lottare seduti sul divano con davanti una tastiera attraverso la quale cercano di placare gli animi verso una lenta agonia.

Sempre a testa alta, lottando fino alla vittoria! Grazie.

Ringraziamo Ennio per l’importante contributo che ci arriva direttamente dalla voce dei lavoratori, e da subito ci rendiamo disponibili per dare ulteriormente parola ai lavoratori di Abramo come anche a tutti i proletari di Cosenza in lotta.

 

 

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