Partito di Alternativa Comunista

Il governo Draghi e le sue prospettive

Il governo Draghi e le sue prospettive

 

 

 

 

Dichiarazione del Comitato Centrale del Pdac

 

 

 

Nei giorni scorsi, dopo la caduta del governo di Giuseppe Conte (sostenuto da Pd, Italia viva, M5s, Mdp e Sinistra italiana di Fratoianni), il presidente Mattarella ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi, già governatore della Banca d’Italia e presidente della Banca centrale europea, unanimemente apprezzato dalla borghesia internazionale per la sua azione antioperaia durante la crisi dei debiti sovrani, quando ha «salvato l’euro» attraverso l’utilizzo di misure di debito (quantitative easing) e imposizione di misure di austerità agli Stati europei, soprattutto quelli periferici (come la Grecia, strangolata dalle misure imposte dalla cosiddetta Troika). Un salvataggio pagato quindi dai lavoratori, nell’immediato con l’austerità, poi attraverso il debito. Draghi viene quindi considerato una figura di «alto profilo istituzionale», e, soprattutto, altamente affidabile per la borghesia.

 

Crisi capitalistica e governo Draghi

Per capire esattamente le prospettive di un governo Draghi bisogna considerare alcuni elementi: la situazione di crisi sanitaria legata alla pandemia e alla gestione del piano vaccinale, la crisi economica del capitalismo (precedente alla pandemia, ma da essa aggravata), la genesi della crisi politica che ha fatto cadere l’esecutivo Conte-bis, il curriculum di Mario Draghi e, infine, la composizione del governo e della maggioranza che lo sosterrà.
Le crisi attuali, che sono comuni a livello globale anche se colpiscono i diversi Paesi con differente intensità, delineano il quadro entro il quale si può sviluppare l’azione di un qualsiasi governo, il cui compito è preservare i profitti padronali attraverso la continuità di tutte le maggiori attività produttive, pur sapendo che l’apertura delle attività produttive aumenta la diffusione del virus. Ed è proprio per cercare di limitare la diffusione del virus senza chiudere le attività che consentono alla grande borghesia di accumulare profitti che sono state sacrificate le esigenze delle piccole attività commerciali, chiuse ogni qualvolta si alzavano i contagi per non dover entrare in un vero lockdown che coinvolgesse la produzione. Così come soprattutto sono state sacrificate le vite di centinaia migliaia di lavoratori (in larga maggioranza donne) che sono stati inviati al macello nelle fabbriche e hanno visto i loro salari tagliati, mentre altre centinaia di migliaia sono stati licenziati nonostante il tanto sbandierato «blocco dei licenziamenti». Questa situazione potrebbe creare una mobilitazione di protesta nel Paese, un rischio che la borghesia non vuole correre in un momento di profonda crisi economica e politica del suo sistema, e quindi forse il governo darà qualche elemosina ai più colpiti per scongiurare delle esplosioni di rabbia sociale.
E qui entra in gioco la genesi dell’attuale crisi politica, il cui substrato deve essere visto nell’incapacità delle classi dominanti e dei loro rappresentanti politici di superare la fase recessiva che da oltre un decennio colpisce i Paesi capitalisti: dopo diverse trattative, l’Unione europea ha creato un meccanismo nuovo, il cosiddetto Recovery fund, per cercare di finanziare il nuovo debito che gli Stati contrarranno per far fronte ai problemi posti dalla pandemia.
Per quanto riguarda l’Italia, l’arrivo di ingenti fondi da spendere (e quindi da «dividere» tra i vari settori borghesi), nonché la ricerca di spazi mediatici ed elettorali per il proprio partito, ha fatto sì che Renzi aprisse la crisi di governo. Ora, dopo che la grande borghesia è riuscita a volgere a suo favore (mettendo un suo uomo di fiducia al governo) una crisi che non aveva voluto, Italia viva sta tentando di far proprie alcune delle richieste della borghesia nei mesi passati. La crisi di governo apre a soluzioni potenzialmente funzionali a un più organico approvvigionamento delle risorse provenienti dalla Bce e alla migliore gestione delle ricadute antioperaie e antipopolari dei costi del Recovery Fund e di un eventuale Mes. La risposta è quindi nella volontà di creare un governo che garantisca una nuova gestione dei fondi, attraverso l’inserimento nella compagine governativa dei piccoli partiti di centro e di Forza Italia.
Il nuovo governo andrà almeno da Berlusconi al Pd con tutto quello che c’è in mezzo in parlamento, ma anche Lega e M5s hanno dato disponibilità ad appoggiare il governo: la Lega ha «ceduto» alla sua ala più responsabile, quella dei Giorgetti e degli Zaia, che vuole accreditarsi come interlocutrice affidabile per la borghesia, nonostante il timore di Salvini di perdere voti in favore di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che rimarrebbe fuori dal governo, pur non opponendovisi frontalmente; dal loro canto, i Cinque stelle sono presi tra l’incudine dell’appoggio al nuovo governo chiesto da Grillo e il martello dell’ala più «movimentista» di Di Battista, che minaccia di spaccare il partito. Pare che la scelta verrà «affidata agli iscritti» o meglio alla piattaforma Rosseau, di proprietà di Casaleggio, che finora ha sempre approvato le proposte dei dirigenti. Quanto a Leu, che comprende Mdp e Sinistra italiana, ha già dato disponibilità a dialogare sul programma di governo con la destra razzista e xenofoba!

 

Un altro governo “lacrime e sangue”

Eppure, quale che ne sia la composizione, il governo Draghi (sempre che abbia il sostegno politico sufficiente) agirà nel quadro determinato tracciato sopra, quindi nella sostanza di classe sarà né più né meno che uguale al governo Conte, al di là di politiche diverse su questioni magari secondarie o sull’allocazione delle risorse di bilancio che è impossibile prevedere attualmente. È evidente l'inconsistenza degli argomenti di chi, a sinistra, agitava lo spauracchio del governo tecnico di Draghi per legittimare il proprio sostegno governo Conte, perché non vi è una differenza qualitativa tra questi governi: le misure antioperaie che porterà avanti saranno la naturale continuazione dell’azione di Conte. Al contempo, Draghi rappresenta sicuramente un’opzione più affidabile per la borghesia, in quanto è risponde direttamente a industriali e banchieri, senza mediazioni, e non è improbabile quindi che accentuerà ulteriormente le politiche di austerity e gli attacchi alla classe lavoratrice.
A fronte di questo nuovo governo lacrime e sangue della borghesia, scandalose sono le ampie aperture che il nuovo presidente incaricato ha già ricevuto dalla Cgil per bocca del suo segretario Maurizio Landini, pronto a farsi «coinvolgere» dal governo per «cambiare il Paese», mentre forze parlamentari cosiddette «di sinistra» (Leu e Sinistra italiana) sono pronte ancora una volta a sostenere un governo borghese, alleandosi persino, se necessario, con Berlusconi e Salvini.
Il nuovo governo sarà a tutti gli effetti una moderna forma di patto di unità nazionale. Infatti, anche i partiti che non dovessero accordargli la fiducia (al momento solo Fratelli d’Italia) hanno allo stesso tempo annunciato che non faranno mancare la loro collaborazione «nell’interesse del Paese», in realtà nell’interesse della grande borghesia imperialista.
Questa nuova situazione ha il merito di fare chiarezza e smascherare chi per lungo tempo, pensiamo in primo luogo al M5s, ha cercato di rappresentarsi come forza antisistema. Oggi più che mai appare evidente come tutti i maggiori partiti siano al servizio delle classi dominanti e che la sola reale alternativa possa essere rappresentata da un partito dotato di un programma di classe, rivoluzionario, anticapitalista. Per tutte queste ragioni, ci battiamo affinché, diversamente dal passato, le forze sindacali classiste riescano a ritrovare l’unità necessaria per lottare efficacemente contro questo governo.
La nostra proposta ai lavoratori e agli sfruttati rimane la stessa: costruire l’opposizione sociale a questo sistema barbaro che ha causato la crisi, indipendentemente da quale sia il governo che gestisce gli affari correnti per conto della borghesia. Infatti, solo un governo dei lavoratori, che agisca risolutamente per salvaguardare la vita e gli interessi dei lavoratori, può farci uscire dalla alla catastrofe a cui stiamo andando incontro a più livelli: serve la chiusura di tutte le attività economiche non essenziali, un salario pienamente garantito per tutti i lavoratori e un sostegno economico dignitoso per tutti coloro che non possono lavorare a causa della pandemia. Sappiamo bene dove andare a prendere le risorse che servono per finanziare queste misure, a cominciare dalle grandi fortune e dalle aziende che anche con la crisi stanno facendo affari milionari. Questi saranno i primi passi per costruire un’altra economia: solo un’economia diversa permetterà di gestire razionalmente i bisogni sociali senza penalizzare sempre le fasce più deboli della società per salvaguardare i profitti. Solo il socialismo è la soluzione ai problemi anche immediati dell’umanità. (7/2/202)

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