Partito di Alternativa Comunista

Una lunga e caldissima estate di lotta No Tav

Una lunga e caldissima estate di lotta No Tav

 

 

 

di Stefano Bonomi

 

 

 

La stagione invernale dell’anno della terribile pandemia e l’inizio del 2021 hanno visto buona parte degli attivisti No Tav fare i conti con l’ennesimo giro di vite repressivo da parte della questura di Torino che ha lasciato in «dote» il carcere per la compagna Dana -paragonata ai peggiori criminali, anche se il suo «reato» è quello di aver detto semplicemente la verità tramite uno speakeraggio ad una manifestazione anti Telt di diversi anni fa - e la completa militarizzazione del vecchio inter porto di Bussoleno.

 

12 maggio 2021: una speranza di resistenza in più!

Si direbbe una parziale bugia se si affermasse che con l’arrivo dell’estate si è riavviata la mobilitazione ai vari presidi permanenti in generale e ai Mulini in particolare. È vero comunque che sulla marcia popolare del 12 giugno si sono concentrate tantissime speranze e altrettante sfide e, come al solito, la realtà è andata ben oltre le aspettative, come descrive egregiamente il sito notav.info. Infatti, quella che si è svolta il 12 giugno, da Bussoleno a San Didero, è stata una grande mobilitazione in cui decine di migliaia di attivisti e solidali hanno sfilato, forti delle loro importanti e profonde ragioni. «Siamo la natura che si ribella», titolava lo striscione di apertura dietro al quale migliaia di persone si sono messe in marcia immaginando un futuro libero dalla devastazione ambientale, dalle ingiustizie sociali, e da ogni altro tipo di oppressione, comprese quelle sessista e maschilista.
In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in piena emergenza sanitaria e con la stessa sanità che si è sgretolata sotto gli occhi per responsabilità delle istituzioni di ogni colore per compiacere i potenti di turno, ora si vorrebbero utilizzare ingenti fondi europei destinati alle ferrovie per costruire un nuovo autoporto a San Didero, quindi per finanziare ulteriormente il trasporto su gomma. Tutto ciò avverrebbe in contrapposizione alla tutela dell’ambiente e della salute di chi vive i territori, visto che la costruzione di questo nuovo ecomostro di cemento prevede la distruzione dell’unico polmone verde dell’intera Media Valsusa.
La «Valle che Resiste» ha dimostrato anche in questo caso che la lotta è l’unica possibilità che si ha per mettere in discussione questo sistema politico ed economico globale, che ci vorrebbe tutti zitti e impoveriti di fronte alla distruzione del sistema sanitario, del mondo dell’istruzione e del lavoro.
Se dal versante italiano la situazione «procede» con ritardo da anni, sul lato francese i danni concreti che provocheranno i lavori cominciano ad essere fatti concreti. Ispirati dalla pluridecennale «spinta» del presidio No Tav, gli attivisti d’Oltralpe il 26 giugno hanno inaugurato il punto informativo «stop Telt» a Villarodin Bourget, per riunirsi e opporsi a un progetto che definiscono come «un danno oggi, una catastrofe domani!»

Per maggiori informazioni, si veda il sito dell’Association Vivre et Agir en Maurienne, https://vamaurienne.ovh.

 

Soldi ai padroni, repressione per chi si oppone alla devastazione

L’annuncio da parte di Telt di avere aggiudicato appalti per 3 miliardi per il tunnel di base che raddoppierà la linea Torino-Lione assume il suono di una fanfara trionfante dei vari epigoni dei piani alti del fronte «Sì Tav»: il Tav assume sempre di più i connotati di un transatlantico alla deriva. Riportiamo alcuni passaggi significativi di un articolo dal sito notav.info, che analizza nel concreto la situazione che si è creata: «Un iter durato 30 anni, un progetto cambiato un’infinità di volte (nonostante ogni variante fosse assolutamente indispensabile a detta dei promotori). Una linea che doveva essere Torino-Lione ed è ormai ridotta a Chiomonte-Saint Jean de Maurienne, visto che delle tratte nazionali non c’è per ora neanche il progetto. Una cattedrale nel deserto destinata già al fallimento, senza che si veda uno straccio di politica attiva per portare i camion su ferro e realizzare il mirabolante aumento di traffico del 2000% rispetto alla linea attuale annunciato da Telt. [...] Rispetto al cronoprogramma ufficiale fissato dal governo italiano, Telt è già in ritardo di 4 anni sull’avvio dei lavori di scavo. Ritardo destinato ad aumentare, a causa degli ulteriori tempi di consegna effettiva dei lavori in Francia e del mancato avvio delle opere propedeutiche in Italia. […] Nel frattempo a Salbertrand il sito previsto per lo smarino e la fabbrica dei conci è inagibile, Sitaf ha appena annullato i bandi per l’autoporto e a Torino inizia il primo processo per le mazzette di appalti preliminari del Tav assegnati… 20 anni fa. Una vittoria di Pirro insomma, conquistata zittendo il territorio interessato con il bastone (letteralmente) e la carota (le compensazioni), sottoponendo una valle alpina a un’occupazione militare massacrante, buttando in galera i suoi abitanti, calpestando partecipazione e volontà popolare. Ma per chi non si lascia ammaliare dalle note suonate da dirigenti ormai inebriati dalle proprie sciocchezze, l’iceberg su cui andrà a infrangersi questo progetto nato vecchio è già sotto agli occhi di tutti. Noi, oggi come ieri, rifiutiamo di restare a guardare la nostra valle che si va a schiantare».
Chi non si lascia ammaliare dalle note stonate dei padroni però riceve un trattamento «molto particolare» dalle forze dell’ordine e dal potere giudiziario. A questo proposito citiamo ad esempio il caso della compagna Nicoletta Dosio alla quale, dopo aver subito il carcere, è stata recapitata un’accusa con un elenco di oltre 200 evasioni, a cui seguirà «ovviamente» un procedimento penale. Tutto ciò fa pensare a come i soldi pubblici vengano spesi, oltre che per devastare l’ambiente…
Dopo troppi mesi di pandemia è imbarazzante constatare come questura e tribunale abbiano continuato imperterriti a denunciare e portare avanti procedimenti contro i No Tav mentre tutto il resto del mondo si è fermato. È sicuramente questa l’Italia ad alta velocità prevista dal Recovery Plan.

 

Unità delle lotte per resistere alla devastazione ambientale, climatica e sociale

All’interno della dinamica sociale che si sta sviluppando da diversi decenni in Val di Susa, si possono ricavare elementi significativi da connettere e rilanciare a fronte degli attacchi agli ormai residui diritti che il governo Draghi, su input dei padroni di ogni ordine e grado, vuole definitivamente togliere alle classi subalterne del nostro Paese.
Con il decreto sblocca licenziamenti cade anche l’ultima maschera di presunta imparzialità dell’attuale governo che dovrà gestire le ingenti somme in arrivo dai forzieri dell’Europa dei padroni. A pochi giorni dall’attivazione concreta dello sblocco dei licenziamenti, con il beneplacito dei sindacati confederali, i primi frutti avvelenati non esitano a manifestarsi già e sono di dominio pubblico; a tutto ciò va aggiunto il desiderio compulsivo di completa mano libera per aumentare i profitti in ogni modo possibile delle varie organizzazioni padronali che non esiteranno a devastare ulteriormente tutto il territorio nazionale.
Per prepararsi a resistere a questa drammatica situazione è indispensabile creare le condizioni per una concreta risposta di massa da parte dei lavoratori, degli studenti, dei disoccupati e degli attivisti che si occupano di clima e di ambiente.
Crediamo sia fondamentale mobilitarsi per un fronte unico di massa in grado di coinvolgere ogni specificità dentro un percorso di mobilitazione generale: è ciò che serve per respingere ogni attacco che subisce chi coscientemente si organizza per ribellarsi allo stato di cose attuale e per mettere in discussione definitivamente questo sistema che sfrutta e opprime sempre più larghi settori della popolazione mondiale.
Non abbiamo dubbi che anche dalla comunità resistente No Tav della Val di Susa arriverà un contributo importante che arricchirà non poco l’ambizioso ma più che mai necessario progetto di abbattimento del sistema capitalistico, alla cui antitesi c’è una ulteriore torsione verso la barbarie e schiavitù capitalista che già ora comincia a mettere in discussione l’esistenza stessa dell’umanità intera.

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